Osservatorio internazionale

Arrivano truppe saudite in Turchia

Intanto il segretario di Stato Usa, John Kerry, torna a minacciare l’invio di nuovi soldati se Assad non se ne andrà

Arrivano truppe saudite in Turchia

Crisi siriana: un macello che non ti dico. L’Arabia Saudita sta inviando truppe in Turchia (a Incirlik) “per combattere l’Isis”. Glielo raccontino a qualche altro. Erdogan e i suoi amici emiri vogliono solo lanciare un messaggio di sguincio all’Iran. “Siamo pronti a combattere. No, non contro il “Califfo”, sunnita come noi e con il quale al limite ci si può anche mettere d’accordo” pensano a Riad. Ma contro gli ayatollah, che grazie a quello scemo (pensano sempre a Riad) di Obama e ai loro amici russi hanno vinto alla lotteria e sono riusciti a farsi approvare gli ingredienti per fare la “torta”, In gergo diplomatico, la bomba atomica. Capito che pandemonio si sta scatenando in Medio Oriente? E non c’è verso di fermarlo. Dal canto suo, il segretario di Stato Usa John Kerry in un'intervista a Orient Tv di Dubai, ripresa da Interfax, minaccia l’invio di altre truppe di terra “se Assad non manterrà i patti”. Kerry alza la voce, certamente, ma ripetendo cose già dette e ritrite. In primis, l’avvertimento è rivolto ai russi, garanti del patto che impegna Assad ad andarsene. In secondo luogo, le truppe a cui si riferisce Kerry, i 3 mila parà della 101. Divisione Aviotrasportata, sono già stati abbondantemente annunciati da almeno tre settimane. Lo sanno tutti. A parte questo, per ora gli Stati Uniti restano al palo, più confusi che persuasi, mentre i russi se la cantano e se la suonano a occhi chiusi, passando dai massicci bombardamenti contro l’Isis e gli altri ribelli alle proposte di tregua e di “cessate” il fuoco. In verità, Putin si muove a proprio agio, mentre gli americani si sono i infilati in un ginepraio con tutte le scarpe e sono diplomaticamente paralizzati dalla paura di sbagliare. Una paura che trasmettono a tutta la compagnia: alleati, ex amici, nuovi nemici, parenti stretti e vicini di casa. L’unico mezzo contento sarà Obama, che non vede l’ora di sbaraccare da Pennsylvania Avenue, dove tra Studio Ovale, soggiorno pentagonale e stanza da letto a mille spigoli ormai gli gira la testa dall’alba al tramonto. A chi chiedeva un immediato stop umanitario ai bombardamenti (come il Segretario di Stato, John Kerry), Casa Bianca, Pentagono e russi hanno risposto che non se ne fa niente. Obama non è in grado di far sedere attorno a un tavolo tutte le fazioni dei ribelli in lotta. Anzi, sembra proprio incline a continuare il braccio di ferro con tutti. Se capiterà, chiederà un aiutino ai sauditi, che però i loro “favori” se li fanno pagare a peso d’oro. È stato chiesto al Ministro degli Esteri di Riad, Adel al-Jubeir , di partecipare al meeting di Monaco, proprio tra Kerry e la sua controparte russa, Sergei Lavrov, per cercare di quadrare il cerchio e di arrivare a un compromesso per il cessate il fuoco. L’iniziativa di Riad ha rappresentato una piccola rivincita per i sauditi, fino a ora tenuti un po’ ai margini del processo di pace. Comunque gli amici-nemici iraniani non hanno perso tempo, spedendo a loro volta a Monaco il Ministro degli Esteri Javad Zarif, tanto per non lasciare da soli i sauditi a sfruttare le mollichine che cadevano dalla tavola. Ormai, dopo quasi 5 anni, si è capito che la crisi siriana rappresenta una specie di campo neutro diplomatico, dove ognuno gioca la sua partita facendo prevalere, sfacciatamente, gli interessi nazionali. Se Russia e Stati Uniti hanno bisogno della presenza saudita per mediare, in gioco potrebbero rientrare anche le forze armate turche ed Erdogan, uscito decisamente scosso dall’affaire dell’abbattimento del Sukhoi di Putin. Ma allungare troppo il brodo potrebbe voler dire subire anche le lamentazioni e i diktat di Ankara e complicare la soluzione della “exit-strategy” da offrire al presidente Assad, per convincerlo a mollare una poltrona alla quale pare attaccato col mastice. Gli altri? Ordinaria amministrazione, nel senso che ognuno, alla faccia dei quasi 300 mila poveri morti siriani, fa i cavoli propri. E siccome non ci vuole l’orbo per indovinare la “ventura”, quasi quasi verrebbe voglia di chiedere al primo ministro francese Valls in quali straordinari trattati di politica internazionale ha scoperto “che presto ci saranno nuovi grossi attentati dell’Isis”. Un veggente. Magari meglio di Nostradamus, che però era sicuramente più serio, non azzardando pronostici che potrebbe fare anche il barista all’angolo. Chissà se Valls si rende conto che in questo pasticcio, ancora lievitante come un “blob” intergalattico, hanno contribuito a ficcarci il suo Paese e quella congrega di dilettanti allo sbaraglio che attorniavano Monsieur Sarkozy, a cominciare dai servizi segreti francesi, che hanno preparato il “piattino” per Gheddafi. Dicevamo, “niente di nuovo sotto il sole”. Obama tra qualche mese “smonta” e, in cuor suo, non vede l’ora di scaraventare “Miss Sottuttoio” Hillary Clinton in fondo al Potomac. Putin, intanto, si è infilato in contropiede negli ampi spazi che gli hanno lasciato diversi “stopper”, più citrulli dei loro allenatori. Gli iraniani (finora i veri vincitori del concorso “teladoiolapolitica estera”) hanno il braccio anchilosato per la tonnellata di contratti già firmati, novelli Speedy-Gonzales del business.

Gli israeliani, che dormono con un occhio solo (e fanno bene!), spiano tutto quello che si muove e respira. E non solo. Si accontentano di avere i servizi segreti più efficienti del mondo e di sapere quanti caffè ha preso oggi Obama o quanti bicchierini si sono scolati gli ex “tovarisci” di Mosca. E i turchi?. Già, i turchi. Lacerati tra l’appeal dei mercati occidentali e il richiamo della foresta di un glorioso passato, fatto di harem, schiavi, giannizzeri ed eserciti “sterminati” (come numero e come destino) hanno appena finito di concedere le basi aeree ai sauditi. No, non per la Siria o contro l’Isis, ma per attrezzarsi in vista della prossima guerra mondiale, quella dei sunniti conto gli sciiti. Resta l’Europa Unita. E lasciatela dov’è. Così la finirà di prendere decisioni a capocchia o di seguire quelle, prese spesso altrettanto a capocchia, da “Sturmtruppen” Merkel. Insomma, il nostro “cahier de doléances” è pieno di riferimenti e riflessioni che ognuno di noi potrebbe fare fermandosi a riflettere qualche secondo. Torniamo alla Turchia, e al quasi rovesciamento delle alleanze. Il vaso di Pandora siriano, tra tante casseruole scoperchiate, ha pure resuscitato il problema curdo. Anzi, le rogne apocalittiche di un Kurdistan che esiste, è vegeto, e fa quasi 25 milioni di abitanti. Erdogan (dicono) non dorme più proprio per questo. E proprio per questo cerca alleanze a ogni pizzo di cantoniera. Come quella con i sauditi, arrangiata “contro” l’Isis con la cartapesta, come un carro di Viareggio. Dall’altro lato, lo stesso fanno i curdi, che vedono la guerra siriana come un’occasione da sfruttare per ottenere l’agognata autonomia, se non la vera e propria indipendenza. Qualcuno ci spieghi, di grazia, in tutto questo cosa c’entra il “Califfo”?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta del Sud online

Caratteri rimanenti: 400

Le altre notizie

i più letti di oggi