Osservatorio Internazionale

La Corea del Nord
batte cassa

Ha fatto scoppiare un ordigno nucleare (forse una bomba H) rimettendo in allarme mezzo mondo

La Corea del Nord  batte cassa

La fame si taglia col coltello e si raccoglie col “coppo”, ma in compenso le bombe atomiche vengono prodotte in serie e fatte scoppiare come i botti di carnevale. Parliamo della Corea del Nord (e di chi se no?) ultimo Stato veramente comunista del mondo, dove l’ideologia tiene comodo bordone a una “dinasty” di sanguinari dittatori che, tra noia, paranoia, lusso e sindromi bipolari, fanno tremare quotidianamente le terga a 23 milioni di compatrioti. In questa specie di manicomio a cielo aperto, il comandante supremo, Kim Jong-un, sguardo da Jack Palance “extralarge” in versione due novembre, continua la tradizione di famiglia. Quella del padre “Caro Leader” (Kim Jong-il) e quella del nonno, Kim Il-sung, entrambi bizzosi di carattere e spicci di maniere. Ma se i primi due avevano lo “charme” dei tiranni d’ordinanza, l’ultimo, il giovane, gliela vince per tre punti. La fantasia non gli manca. Ha fatto uccidere il suo Ministro della Difesa, Hyon Yong-chol, per averlo sorpreso a ronfare durante una parata militare. E così, per avere tradito l’onore della patria pensando di essere in pigiama e non in divisa, il poveretto è stato giustiziato con un colpo di cannone. Il cui rombo è servito, aggiungiamo noi, a svegliare tutto il resto della truppa: dai generali piegati in due sotto il peso delle medaglie, ai compagni di partito piegati in quattro per devozione; per finire agli amici, ai parenti e ai vicini di casa, genuflessi e basta. Tutti contenti di avere finito un’altra giornata e di essere ancora vivi. Già, perché essere parenti non è mica un salvacondotto. Tempo fa il giovane Kim ha fatto fucilare, senza crearsi troppi scrupoli, lo zio, Jang Song-thaek. L’agenzia di stampa Kcna riferisce che si sarebbe pappato la bellezza di 4,6 milioni di euro, sparandoseli poi tutti al casinò. Ma il vero motivo della sua esecuzione, forse, è ancora più semplice. Thaek era l’uomo dei cinesi. Il mediatore incaricato di tenere il mastino coreano al guinzaglio, allentando o tirando la catena, a seconda delle necessità. Tutte le crisi nucleari con Pyongyang, che ogni tanto minaccia il finimondo, sono state risolte proprio da Pechino. Ora l’equazione è cambiata. E di molto. Jong-un, il pargolo, soffre di raptus di gelosia, tanto è vero che alcuni mesi fa, per la serie a chi tocca tocca, ha fatto fucilare persino la fidanzata. Figuriamoci la sorte che riserva a quelli che non ama. Finora, all’estero, nessuno se lo filava. Era visto come una specie di figlio “babbo”, che lo zio aveva condotto per mano a un potere fin troppo grande per lui. Una relazione quasi paternalistica, nella quale Jong-thaek sembrava lo zietto pronto a comprare il motorino al nipote, per premiarlo della promozione a scuola. E invece Jong-un il motorino se l’è comprato da solo, e poi lo ha fatto ingoiare, con tutti i cerchioni, al suo “tutor”, colpevole di fargli ombra. Tanto per avere un’idea, voi lascereste i bambini a giocare con i cerini, la bombola del gas e una bottiglia di benzina? Beh, a Pyongyang lo fanno. Con le bombe atomiche, e ci guadagnano pure. Dunque, la Corea del Nord da un lato minaccia sfracelli e dall’altro è sull’orlo di un’estinzione di massa per fame, frutto di un centralismo economico da neurodeliri, in cui vengono pianificate a tavolino anche le tazze del water. Qualche giorno fa la televisione ha annunciato che è stato condotto un test nucleare sotterraneo, con una bomba all’idrogeno. Salto di qualità notevole, se fosse vero. Su questa versione della notizia (bomba H) gli esperti hanno dubbi. Pochi dubbi, invece, ci sono sul resto, dato che è stato rilevato un terremoto “indotto” della potenza di 5,2 gradi Richter. Molto importanti anche i dettagli riguardanti l’ingombro dell’ordigno. I nordcoreani insistono sul fatto di averlo “miniaturizzato”, limitandone il peso e rendendolo compatibile per il lancio con i vettori missilistici di cui dispongono. Questa precisazione deve aver fatto rizzare i capelli in testa a mezza Casa Bianca, perché significa che se il “Giovane Leader” si scorderà di prendere le pillole e cadrà in un delirio di onnipotenza, premendo il bottone, il suo gingillo potrebbe raggiungere il suolo americano (le Hawaii) in qualsiasi momento. E buona notte ai suonatori. Ergo: chi si è guardato si è salvato. Il problema più grosso, a quanto pare, è quello di “intelligence”, per cercare di capire fino a che punto Kim Jong-un è libero di scatenare l’apocalisse. Gli americani finora non ci hanno capito granché e, paradossalmente, si sono appoggiati a Seul e agli amici-nemici cinesi, i veri “patrons” di Kim. Ma la notizia delle notizie è che, a quanto pare, anche Pechino perde colpi e sta entrando in fibrillazione. Fino a ieri la strategia “nucleare” di Pyongyang era una via di mezzo tra scienza, mancanza di coscienza e richieste da allupati. Per anni i nordcoreani hanno campato con un paio di missili sparacchiati a casaccio nel Pacifico, “rumors” di piani atomici, parate militari in stile Grande Fratello (quello di Orwell…) e, soprattutto, negoziati sotterranei. Dove, in cambio della “coesistenza pacifica”, è stato richiesto di tutto: benzina, scatolette di tonno, scarpe alla moda, generi di lusso per la “nomenklatura” e, soprattutto, bigliettoni verdi, sui quali sono stampati gli unici presidenti Usa che piacciono ai nordcoreani. Ma, nonostante l’affannosa “befana” diplomatica alimentata dall’Occidente per tenere a cuccia il rottweiler coreano, le richieste sono aumentate e gli sbuffi d’impazienza degli americani pure. Fra l’altro, questa volta c’è una novità. Il modello “io ti faccio vedere la bomba e tu mi dai una scatoletta ” forse non basta più. Kim oltre alle derrate alimentari, le “delikatessen”, i marmi pregiati e le maniglie d’oro sulle porte del bagno vuole dell’altro. Pretende la firma su un regolare trattato di pace, a suggellare la fine della guerra di oltre 60 anni fa. E, non ci vuole Nostradamus per capire che mettere la firma su un foglio di cotale guisa significherà per la Corea del Nord avanzare anche richieste (astronomiche) alla voce “riparazioni di guerra”. Tutto questo senza dimenticare che, per Pyongyang, i trattati valgono meno della carta straccia. Aveva promesso di chiudere il sito nucleare di Yongbyon, che invece ha riaperto i cancelli. Ora è arrivato il test fuorilegge di Punggye-ri e, il prossimo passo, siatene certi, sarà il lancio di qualche missile di ultimissima generazione. Per dimostrare di essere in grado di depositare una bella bomba atomica sotto il sedere di Obama. Sempreché gli americani non firmino qualche altra tonnellata di cambiali, per riuscire a chiudere occhio la notte.

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