Stato-Mafia

"Ciancimino mi chiese
un incontro privato"

Lo ha detto, deponendo al processo, l'ex presidente della Camera Luciano Violante, soffermandosi su un episodio risalente al 1992

"Ciancimino mi chiese un incontro privato"

"Nel '92 l'allora colonnello Mori mi comunicò che Vito Ciancimino voleva avere un colloquio privato con me, che da qualche mese ero diventato presidente della Commissione Antimafia". Lo ha detto, deponendo al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, l'ex presidente della Camera Luciano Violante. "Mori - ha aggiunto il testimone, che sulla vicenda ha già riferito in più sedi giudiziarie - mi fece sapere che Ciancimino voleva parlarmi del significato politico dell'omicidio Lima, che aveva scritto un libro sulla mafia e che, in cambio delle sue rivelazioni avrebbe chiesto qualcosa". "Io risposi di non essere interessato a un colloquio privato - ha concluso - e che avrebbe dovuto fare richiesta di audizione formale alla Commissione. Non approfondii cosa, secondo Mori, Ciancimino aveva in mente di chiedere, lessi, però, il libro che trovai di scarso interesse". Violante ha escluso che Mori gli abbia detto com'era nato il suo rapporto con l'ex sindaco mafioso di Palermo. 

"Ritenni subito che le bombe del '93 a Roma e a Milano erano finalizzate a intavolare un dialogo, me ne convinsi perché furono fatte esplodere di notte, al contrario di quanto si sarebbe fatto se si volevano i morti". Lo ha detto, deponendo al processo sulla trattativa Stato-mafia, l'ex presidente della Camera Luciano Violante. "Ritenni, allora, - ha aggiunto Violante - che l'unica contropartita che Cosa Nostra potesse pretendere era un allentamento del 41 bis, misura amministrativa che non doveva passare per il Parlamento". Violante ha poi detto di essersi stupito della sostituzione, al vertice del Dap, di Nicolò Amato con Adalberto Capriotti. "Amato aveva lavorato bene - ha aggiunto - e venne sostituito con una persona non particolarmente esperta. Non so bene cosa ci fosse dietro, ma non misi in collegamento il fatto con le mancate proroghe dei 41 bis per alcuni mafiosi".

"Non mi piacevano, nonostante avessi grande stima di lui e dei suoi uomini, i metodi del gruppo di carabinieri guidati da Dalla Chiesa durante la lotta al terrorismo". Lo ha detto, deponendo al processo sulla trattativa Stato-mafia, l'ex presidente della Camera Luciano Violante. Violante, negli anni '70, da magistrato indagò sul terrorismo di destra. "Mori era tra i migliori uomini di Dalla Chiesa - ha spiegato - ne avevo stima ma non apprezzavo il loro metodo, troppo autonomo rispetto all'Autorità giudiziaria". Il testimone ha negato di aver mai saputo che Mori, tra gli imputati al processo trattativa, fino al '75 fosse in servizio al Sid. (AA).

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