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Immunità totale vale solo per il re

Lo riporta la memoria di costituzione dei pm di Palermo depositata oggi. Se il Capo dello Stato avesse "un'immunità assoluta" e "gli si riconoscesse una totale irresponsabilità giuridica anche per i reati extrafunzionali", questo coinciderebbe con la "qualifica di 'inviolabile' che caratterizza il Sovrano nelle monarchie".

Giorgio Napolitano
Se il Capo dello Stato avesse "un'immunità assoluta" e "gli si riconoscesse una totale irresponsabilità giuridica anche per i reati extrafunzionali", questo coinciderebbe con la "qualifica di 'inviolabile' che caratterizza il Sovrano nelle monarchie". Lo riporta la memoria di costituzione dei pm di Palermo depositata oggi.

Argomentando sul ricorso presentato dal Quirinale e ritenuto infondato dai legali che rappresentano i pm di Palermo, la memoria di costituzione affronta il tema dell'immunità presidenziale. "Un'immunità assoluta - si legge nella memoria difensiva - potrebbe essere ipotizzata per il Presidente della Repubblica solo se, contraddicendo i principi dello Stato democratico-costituzionale, gli si riconoscesse una totale irresponsabilità giuridica anche per i reati extrafunzionali. Una simile irresponsabilità finirebbe invece per coincidere con la qualifica di 'inviolabile', che caratterizza il Sovrano nelle monarchie ancorché limitate: una inviolabilità che - tenuta distinta dalla inviolabilità garantita dallo Statuto e dalle leggi a tutti i cittadini - implicava la totale immunità dalla legge penale nonché dal diritto privato quanto a particolari rapporti". Negli atti viene anche preso ad esempio il caso della monarchia spagnola: "E' ben vero - si legge negli atti - che ancora oggi si ritiene che l'inviolabilità del Re, nell'ordinamento spagnolo, ne escluda del tutto la responsabilità civile e penale anche extrafunzionale, e pertanto egli non può essere sottoposto né direttamente né indirettamente a 'investigazione' penale (ma non quando venga in gioco la sicurezza nazionale). Inoltre si ritiene in dottrina che una legittima intercettazione di una conversazione telefonica nella quale accidentalmente figuri il Re come mero interlocutore non equivale a 'investigare la persona del Re', e quindi la registrazione della conversazione ben potrebbe essere valutata dal giudice istruttore che ne ordinerà la distruzione solo se irrilevante ai fini delle indagini, mentre in caso contrario resterebbe agli atti qualora la sua distruzione possa danneggiare l'accusa oppure la difesa con conseguente violazione dell'art. 24 della Costituzione spagnola". (ANSA).

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