Campagna elettorale

Monti-bis: duello Casini-Alfano
Bersani: pronti a governare

L'ipotesi del Monti-bis accende il dibattito politico e allarga il solco che separa l'Udc sia dal Pdl che dal Pd. Tanto che il premier è costretto a trincerarsi dietro una risposta (il paese saprà darsi un leader in grado di guidarlo) che tuttavia non convince la politica che continua ad interrogarsi sul suo futuro.

Monti-bis: duello Casini-Alfano
Bersani: pronti a governare

L'ipotesi del Monti-bis accende il dibattito politico e allarga il solco che separa l'Udc sia dal Pdl che dal Pd. Tanto che il premier è costretto a trincerarsi dietro una risposta (il paese saprà darsi un leader in grado di guidarlo) che tuttavia non convince la politica che continua ad interrogarsi sul suo futuro. E così, ancora una volta, la giornata politica è scandita dalle dichiarazione dei partiti sul 'tormentone' che in qualche modo sancisce l'apertura della campagna elettorale.

Angelino Alfano apre le danze. Mario Monti, dice il segretario del Pdl, ha un solo modo per restare a palazzo Chigi: candidarsi. L'ex Guardasigilli sa bene che è un'ipotesi che il Professore ha sempre scartato, ma pur ribadendo pieno sostegno all'azione del governo sottolinea che qualsiasi altra strada farebbe venir meno il "sale" della democrazia.

Di tutt'altro avviso Pier Ferdinando Casini: "Dopo Monti c'é solo Monti", scandisce il leader centrista, secondo il quale "il cammino del governo non va interrotto perché la strada è ancora lunga". Inevitabilmente più cauto, a causa del ruolo istituzionale, Gianfranco Fini: "L'auspicio è che chiunque vinca le elezioni non consideri il governo Monti una parentesi da archiviare in breve tempo", afferma il presidente della Camera, rimarcando che al Paese servono ancora molte riforme.

Distante dal Pdl, ma sulla stessa lunghezza d'onda di Alfano, é Pier Luigi Bersani: "Tocca agli italiani e solo agli italiani decidere chi governerà", taglia corto il leader del Pd che nel confermare piena "lealtà" al governo Monti, rifila una stoccata alle agenzie di rating: "Parliamo senza ambiguità della prospettiva delle elezioni,sempre che Moody's o Standard e Poor's non le aboliscano sostituendole con una consultazione fra banchieri", dice Bersani con una scelta di vocaboli che sembra una indiretta critica all'Esecutivo tecnico. Parole che - in ogni caso - segnano ulteriormente la distanza fra i democratici e i centristi, già ampia dopo la scelta del Pd di allearsi con Vendola.

Critici verso un Monti-bis, ma anche verso il governo restano il Carroccio e l'Italia dei Valori. Per il leghista Roberto Maroni, ad esempio, il dibattito sul futuro di Monti è "astruso" visto che il Paese resta sull'orlo dell'abisso.

E Monti? Continua a far finta di niente. "Mi rifiuto di pensare che un grande Paese democratico come l'Italia non si possa eleggere un leader che sia in grado di guidare il paese dove gli elettori credono", risponde agli imprenditori che a Cernobbio lo interrogano sul suo futuro. Una risposta diplomatica, che infatti non chiude del tutto la vicenda. Anzi, alimenta i sospetti. Anche per l'abilità con cui il premier descrive il suo rapporto con i partiti. La premessa è che non essendo stato eletto, non ha bisogno né di illustrare quanto fatto fin qui dal governo, ne tantomeno di "convincere nessuno a sostenere una particolare forza politica". Poi dosa con sapienza complimenti e stoccate: elogia Angelino Alfano ed Enrico Letta; ringrazia persino Roberto Maroni, non per l'opposizione al governo, ma per aver sponsorizzato la sua permanenza a Bruxelles quando Monti cercava di restare commissario. La cosa non andò in porto perché, racconta lui stesso, Casini aveva scelto Buttiglione. "Un aneddoto - rimarca Monti - che mostra anche come cambiano le cose della politica".

Ma il premier loda anche il senso di "responsabilità" dimostrato dai partiti, pur precisando che contro le lobby non hanno dimostrato abbastanza fermezza. Dice che meriterebbero maggiore considerazione, consigliando loro di riformare la legge elettorale. "Ho visto una politica migliore di quella che immaginavo", aggiunge. Poi, a scanso di equivoci, conclude: quella del governo tecnico "é sicuramente un'esperienza limitata nel tempo", anche se "non sarà limitata nel tempo una maggiore penetrazione del sapere e della competenza in politica". Come dire: dopo di noi, nulla sarà più come prima.

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