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Messina

Intimidazioni prima
della Vara: 3 indagati

14/05/2013

Svolta nelle indagini sulle minacce ai giovani di Addiopizzo impegnati in attività di volantinaggio: lo scorso 14 agosto furono costretti ad allontanarsi dal carro trionfale. Divieto di dimora nel Comune per Francesco Celona e Francesco Molonia. Avviso di garanzia a un 55enne.

Intimidazioni prima 
della Vara: 3 indagati

 «Non si può fare volantinaggio sulla Vara. La Vara è mia». Questo aggettivo fornisce una chiave di lettura inquietante. Nella mente di chi l’ha pronunciata, quella frase suona più o meno così: l’evento più importante della città non appartiene a tutti, ma soltanto a una ristretta cerchia di persone. Come se l’iniziativa ferragostana non fosse vissuta da migliaia di fedeli ma da quei pochi che la organizzano. L’espressione, stando a quanto denunciato la scorsa estate dai ragazzi di Addiopizzo, l’avrebbe coniata una delle due persone raggiunte dal divieto di dimora nel territorio comunale: Francesco Molonia, 67 anni. Il diretto interessato, al momento, risulta irreperibile. Si trova all’estero, ufficialmente per motivi di lavoro. L’altro soggetto nei confronti del quale il gip Daniela Urbani, su richiesta del sostituto procuratore Fabrizio Monaco, ha emesso analogo provvedimento è Francesco Celona, 62 anni: si tratta del capocorda del carro trionfale su cui svetta la Vergine Maria, nonché membro del Comitato Vara. Ieri mattina, è toccato agli agenti della Squadra mobile notificargli l’ordinanza di custodia cautelare. Deve rispondere di ingiurie, furto aggravato, violenza privata e danneggiamento. L’opinione pubblica ormai conosce a menadito i fatti contestati. La vicenda è quella delle intimidazioni subite dai componenti di Addiopizzo, il 14 agosto 2012. La vigilia della Vara fu condita da un episodio a dir poco paradossale: nel tardo pomeriggio, in via Garibaldi, alcuni ragazzi cominciano a distribuire depliant raffiguranti l’Assunta, con la dicitura “Maria libera Messina dal pizzo e dalla mafia” e “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. In base a quanto ricostruito dagli investigatori della Mobile, guidati dal dirigente Giuseppe Anzalone, e dai colleghi delle Volanti, Celona e il complice minacciano i giovani e li apostrofano pesantemente. I volontari di Addiopizzo si spostano in un bar vicino e qualche minuto più tardi sono raggiunti dai due, più un altro tizio (Francesco Forami, 55 anni, indagato, con un ruolo marginale): questi tentano di sottrarre loro i volantini e rivolgono altri insulti. Nel momento in cui si rendono conto che è stata allertata la polizia si allontanano. Ma non finisce qui. Perché poi comincia la santa messa: come se niente fosse, Celona si avvicina all’altare, a fianco del vescovo. La polizia, che nel frattempo ha già raccolto diversi elementi sul caso, decide di soprassedere, per ragioni di ordine pubblico. Il giorno seguente l’episodio trova risalto sulle cronache cittadine. La processione si svolge regolarmente. Trascorre il tempo e l’esposto presentato da Addiopizzo non resta lettera morta. Gli inquirenti ricostruiscono nei dettagli cosa è successo allora e solo ieri il personale della Squadra mobile ha sato esecuzione alla misura cautelare nei confronti di Celona. Perentorio il dott. Anzalone, nel corso di un incontro con la stampa tenutosi ieri in Questura: «Il Comitato Vara è andato oltre le sue prerogative», non ha rispettato «lo spirito della manifestazione. Avrebbe dovuto favorire l’attività di quei ragazzi». Poi spazio ad un commento dal sapore ancora più amaro: «Durante le indagini non c’è stata nessuna collaborazione con la polizia da parte dei membri del Comitato Vara». E per l’ennesima volta l’evento più coinvolgente e significativo della religiosità popolare torna a far parlare di sé per aspetti che niente hanno a che fare con il sacro.

Riccardo D'Andrea