La storia del professor Fagnani

Il teorema di Fermat risolto nel ’53 a Messina?

In un plico affidato a un notaio e aperto ieri la dimostrazione dell’ultimo “enigma” del grande matematico francese

Uno dei più grandi enigmi matematici di tutti i tempi, uno studioso di eccezionale caratura personale e professionale, una soluzione rimasta segreta per oltre sessant’anni.

Tutti gli ingredienti di un appassionante romanzo s’intrecciano in una storia straordinariamente vera. Ne sono testimoni sei pagine ingiallite di un quaderno a quadri degli anni 50, fitte di minuta scrittura, numeri e formule, vergati con una stilografica da uno studente di Matematica, Nicolò Fagnani da Villafranca Tirrena. Il giovane, allora ventitreenne alle soglie della laurea, era così convinto di avere dimostrato l’ultimo teorema di Fermat, in un’epoca ben lontana dalle attuali frontiere della scienza e della tecnologia, che il 31 luglio del 1953 inserì quelle paginette all’interno di una busta consegnata ad notaio, che la sigillò con la ceralacca affidandola, in una custodia di bambagia, al tempo e alla memoria. Con un’avvertenza, tramandata agli eredi: non aprire la busta e non divulgarne il contenuto fino al giorno in cui non fosse stato concesso un riconoscimento ufficiale per la dimostrazione di quell’ineffabile assunto.

Evento, questo, recentemente verificatosi con l’assegnazione dell’Abel Prize, nel maggio scorso, a sir Andrew Wiles, e del quale sono venuti a conoscenza in maniera del tutto casuale i familiari di Fagnani, figura di studioso non solo notissima in città, ma soprattutto ricordata da amici, colleghi e generazioni di studenti con una stima e un affetto rimasti immutati anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1993. Un distacco, traumatico e doloroso, che però lungi dal generare per i familiari un’assenza, ha invece reso ancor più pregnante una presenza, metafisica eppure concreta, quasi tangibile nel quotidiano misurare ogni gesto, ogni momento, con la sua statura di docente e padre, maestro di scienza e vita. E proprio l’amata moglie Domenica, andata in sposa a 16 anni, e i figli Smeralda Rita, insegnante di Lettere a Clusone, Giovanna Eustochia, docente di Matematica alla Media Verona Trento di Messina, e Giuseppe Davide, titolare di un’impresa di impiantistica, hanno tirato fuori dai cassetti della loro storia personale le parole del padre, e quel verbale di deposito del 1953, redatto in Rometta dal notaio Giovambattista Schirò, a loro consegnato da Fagnani, senza che però mai il professore in quarant’anni tornasse sui suoi passi svelando il segreto di quella busta. Immediata, seppure sofferta per la necessità di rivangare dolorosi ricordi – fra cui quel libro di fondamenti matematici per la scuola pronto per la pubblicazione ma mai dato alle stampe per l’improvvisa scomparsa – la decisione di dare corso alla volontà del padre. Ieri mattina, di buon’ora, nella sede dell’Archivio notarile di Messina davanti alla responsabile, il conservatore dei registri immobiliari Daniela Messina, è avvenuta la restituzione ai familiari del prezioso documento depositato nel ’53, con tutte le formalità previste dal regolamento notarile. La busta è stata dunque aperta, anche in presenza del fratello di Fagnani, Giuseppe, e il contenuto del documento fedelmente trascritto in un verbale in corso di registrazione: quando ciò avverrà, come spiega la dott. Messina che ha dunque confermato l’integrità del contenuto e la corrispondenza con quanto depositato nel ’53, l’atto sarà pubblico e dunque chiunque potrà chiederne copia. In esclusiva, la Gazzetta del Sud era presente ed è in condizione di anticipare il testo di questo prezioso documento, che dunque per volontà degli eredi verrà messo a disposizione della comunità scientifica mondiale.

«Vogliamo condividerlo innanzitutto con la città che nostro padre amava e che lo ha tanto amato – affermano i figli Smeralda, Giovanna e Giuseppe –, quindi la offriamo per l’esame da parte di esperti. Nostro padre non voleva nulla, non cercava la gloria e lo dimostra il fatto che abbia tenuto segreto questo documento. Ora, quale che sia il risultato, noi siamo certi di avere comunque onorato la memoria di nostro padre, rispettando la sua volontà». La famiglia a questo proposito, ha anche contattato il prof. Luigi Ambrosio, del Dipartimento di Matematica dell’Università Normale di Pisa, componente italiano della commissione che assegna l’Abel Prize, e che ieri non ha potuto essere presente all’apertura del documento, ma ha assicurato, anche per tributare il giusto onore alla memoria dello studioso defunto, che esaminerà la dimostrazione e darà un suo parere.

Commenti all'articolo

  • alexg

    10 Luglio 2016 - 08:08

    Assurdo tenerlo segreto

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