Il caso Brexit

La realtà distorta dalle "bufale" del web

La realtà distorta dalle "bufale" del web

Da che mondo è mondo, dalle antiche sette pagane al nazismo, la propaganda è sempre stata uno strumento ben noto a chi intendesse subdolamente disseminare idee e informazioni distorte al fine di condizionare e sottomettere il “popolo bue”. Negli ultimi anni, però, a causa di internet, la capacità di diffusione delle notizie infondate, prodotte più o meno intenzionalmente, si è moltiplicata al quadrato. Un meccanismo contorto che riesce a orientare le masse ancora più velocemente di quanto potesse fare nel secolo scorso il piccolo schermo, un “medium” in cui Pasolini aveva già intravisto un “nuovo fascismo” (ancora più deleterio del primo) in grado di lacerare e corrompere l’anima. Non è un caso che, tra fantomatiche “scie chimiche” e “alieni in incognito sulla Terra”, si stia ingrandendo smisuratamente il popolo dei “complottisti” pronti a scorgere il marcio anche dove non ve n’è traccia.

Alla luce del recente risultato del referendum della Brexit, attraverso il quale la Gran Bretagna si è drasticamente tirata fuori dall’Ue, nessuno ha messo in discussione la bontà democratica del voto popolare, ma gran parte degli osservatori internazionali ha posto l’accento sullo scriteriato “passaparola” soprattutto digitale (naturalmente veicolato pure da alcuni giornali e tv) che ha condizionato i risultati delle urne. Il sito infacts.org, ad esempio, ha elencato le cinque principali “bugie” divulgate per convincere il popolo britannico a votare per il Leave: dalla presenza nel Regno Unito di un milione e mezzo di immigrati clandestini, al disastro che entro tre anni dovranno affrontare i conti del servizio sanitario nazionale. Tutte fandonie. Lo stesso Nigel Farage, a poche ore dal trionfo della Brexit, ha smentito che i 350 milioni di sterline finora versati dalla Gran Bretagna all’Ue saranno investiti nella sanità così come annunciato in campagna elettorale: il leader dell’Ukip sostiene di non aver mai fatto tale promessa e che le sue parole sarebbero state travisate dai sostenitori del Leave.

Quest’allarmante dinamica, simile a quella delle cosiddette “leggende metropolitane”, è da qualche anno al centro delle preoccupazioni degli studiosi di psicologia cognitiva e di chi indaga le dinamiche del comportamento sul web. Ad esempio, un’équipe di fisici del Laboratory of Computational Social Science (CssLab) all’Istituto di studi avanzati di Lucca e della Sapienza di Roma è arrivata alla conclusione che chi si convince di una teoria “complottista” sia destinato a dar credito a gran parte della cattiva informazione propalata su Facebook. Per questo, “condividere” un post richiede responsabilità: non verificarne l’attendibilità ci rende complici di questa ormai virale distorsione della realtà.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta del Sud online

Caratteri rimanenti: 400

Le altre notizie

i più letti di oggi