Gli standard violati

Cos'è l'odio mr. Zuckerberg?

Cos'è l'odio mr. Zuckerberg?

Caro signor Mark Zuckerberg,

 

qualche giorno fa, dopo aver letto con attenzione lo “standard della comunità” di Facebook, ho segnalato attraverso l’apposito modulo un post che contrastava in modo evidente con tali linee guida.

 

La mia notifica faceva riferimento, in particolare, al paragrafo in cui il social network da Lei fondato invita gli utenti a “denunciare” i “Contenuti che incitano all’odio”: “Facebook – si legge in quella pagina -– rimuove i contenuti che incitano all'odio, compresi quelli che attaccano direttamente una persona o un gruppo di persone in base a: razza; etnia; nazionalità di origine; affiliazione religiosa; orientamento sessuale; sesso; disabilità o malattia”.

 

Bene. Nella frase che a me era parsa offensiva si definivano “bestie” i credenti di una religione molto diffusa in tutto il pianeta. Converrà con me che non ha importanza quale sia questa “confessione”, basta sapere che l’utente in questione, riferendosi a tutti gli appartenenti a quel credo, immaginava un futuro in cui quegli “animali allo stato brado” avrebbero fatto una carneficina “decapitando” tutti i membri di un’altra religione.

 

Ecco. Credo che qui l’odio non sia solo “incitato” ma già “conclamato”. Sono convinto, quindi, che tale linguaggio sia anche una forma di “terrorismo” che non può trovare spazio in una comunità, qual è quella di Facebook, votata alla tolleranza, al rispetto degli altri e alla creazione di un ambiente “sicuro e rispettoso”.

Questa l'incredibile risposta che ho ricevuto: "Abbiamo esaminato il post che hai segnalato perché incita all'odio e abbiamo determinato che rispetta i nostri Standard della comunità".


La mancata cancellazione di queste frasi, a mio sommesso parere, appare come una strategia “commerciale” che mira alla quantità di interazioni tra le persone più che alla qualità dei contenuti. Il proliferare di quello che voi americani definite con una perfetta locuzione “hate speech”, sicuramente darà i suoi frutti immediati (soprattutto pubblicitari, immagino) ma a lungo andare non potrà far altro che mettere in fuga la maggioranza degli utenti che non vedranno rispettati proprio quegli standard da voi saggiamente prefissati (“Desideriamo che le persone si sentano sicure quando usano Facebook”).

 

Concludendo, le allego per comodità il resto del capitoletto intitolato “Invito a un comportamento rispettoso”.

 

“Le organizzazioni e le persone impegnate a promuovere l'odio contro questi gruppi protetti non possono avere una presenza su Facebook. Come per tutti i nostri standard, confidiamo nelle segnalazioni della nostra comunità per individuare questi contenuti.

Le persone possono usare Facebook per mettere in discussione idee, istituzioni e linee di condotta in modo da promuovere il dibattito e una maggiore comprensione. Talvolta si condividono contenuti altrui che incitano all'odio con lo scopo di sensibilizzare o informare le altre persone riguardo ai discorsi di incitazione all'odio. In questo caso, ci aspettiamo che le persone indichino chiaramente la loro intenzione, aiutandoci a capire meglio perché hanno condiviso tale contenuto.

Sono consentiti messaggi umoristici, satirici o commenti relativi a questi argomenti. Riteniamo che l'uso delle identità autentiche spinga le persone a essere più responsabili quando condividono questi tipi di contenuti. Per tale motivo, richiediamo ai titolari delle Pagine di associare il proprio nome e il profilo Facebook ai contenuti inopportuni, anche se rispettano le nostre normative. Come sempre, invitiamo le persone a condividere questo tipo di contenuti tenendo in considerazione il pubblico di destinazione”.

 

Cordiali saluti

 

Fausto Cicciò

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