Nevermore

Senza timone

Senza timone

Ogni luogo è il centro del mondo. Ogni momento è il cuore del tempo. Il poeta lo sa bene. La sua presenza fra di noi è come quella delle nuvole baudelaireane - le nuvole, le nuvole laggiù, le nuvole meravigliose. Ma a una certa età, il poeta non ha paura più di nulla, tranne che dei sentimenti. E una cosa sola può sopraffare il poeta che ha superato la linea d'ombra: la noia. La noia è l'unica cosa che lo spaventa. L'unica iperbole che lo può annientare. Per questo è solito saltarla a piè pari, tuffandosi nel delirio, scegliendo di vivere, come scrisse Mario Santiago, senza timone.

Ma i sentimenti sono sempre lì, in agguato. Lo perseguitano come spettri. Egli si aggira per le sale tenebrose del castello degli Usher, sapendo che prima o poi sarà vittima di un sentimento. La rovina, l'abisso, il nevermore non lo sgomentano più di tanto. Ma di fronte all'amore ecco che vacilla. E comincia a comporre.

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