Gioventù nemica

Frutto caduto

Frutto caduto

La pietra che si fa pensiero
non assurge al ruolo di pietra.

È  come se il divenire

dipendesse dall’arbitrio.

Il tuffatore che tocca il fondo

si spinge verso l’alto con un’idea.

Cattura il pelo dell’acqua
e ne fa un’idea. Ma la pietra no.

Scompare appena la si tocca.

Diventa mondo. E il senso
che la circonda è come la buccia

della notte. Un frutto assaporato

quando è troppo tardi. Conviene

raccoglierlo, quel mondo,
e lanciarlo contro il giorno.

Frutto di un frutto caduto.

Ennesima gioventù nemica

che morde il calcolo

e ne mortifica la futilità.

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