Romanzo di Assenza Palese

Ipocapnia

Ipocapnia

Di salute cagionevole fin dai tempi della scuola frequentata a Palermo, Assenza Palese soffrì di tubercolosi ossea ed entrò in fase terminale già al principio del 1868, allorché era impegnata, come risulta da una lettera del suo editore, nella stesura del suo secondo romanzo, purtroppo andato perduto. Le condizioni di Assenza peggiorarono bruscamente nel dicembre dello stesso anno, dopo la morte del fratello Maurilio, celebre scienziato ottico dell'epoca, morto appena trentenne di delirium tremens: da anni Maurilio era schiavo dell'alcol ed era dedito all'uso di oppio e laudano.

Nel 1859, Assenza aveva iniziato a lavorare come infermiera in un manicomio criminale  vicino Napoli. Restò lì per circa sette mesi, lasciandosi dietro la reputazione di donna aggressiva, disordinata, distratta e intrattabile  ma, nonostante gli orari pesanti che la routine ospedaliera imponeva ("lavori pesanti dalle sei di mattina fino alle undici di sera, con mezz'ora soltanto di pausa in mezzo"), riuscì a scrivere un numero considerevole di poesie. 

La scrittura palesiana presenta poche scene descrittive e digressioni narrative, ma è caratterizzata dai dialoghi che l'autrice rende con il discorso diretto. Fondere il discorso diretto con la mediazione del narratore, serve all'autrice per rendere, in maniera ironica o drammatica, i pensieri e le parole dei protagonisti.

Il tema fondamentale di "Ipocapnia" è quello dell'asfissiante fraintendimento in amore. La protagonista Regina  è descritta nel capitolo di apertura del libro come "bella, intelligente e ricca". Prima di iniziare a scrivere il libro, la Palese scriverà a proposito di Regina: "Reagire o subire? Avventurarsi nella polvere o conservare la polvere? Possedere una fuga o tradirla? Ignorare l'energia del caso?".

Il romanzo (dopo alterne vicende sulla terra ferma che servono alla Palese per delineare i personaggi, per presentarli al lettore) è ambientato quasi tutto in mare aperto, su una nave. Siamo nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Il comandante Capestro, uomo timido e semplice, sottovalutato dalla sua famiglia, sfruttato dalla moglie Raniera e deriso addirittura dal suo equipaggio, rifiuta di cambiare rotta per evitare la tempesta in arrivo: tuttavia, la sua ferrea determinazione nell'affrontarla e, soprattutto, la sua intelligente e umana gestione del problema rappresentato dai clandestini stipati nella stiva, lo riscattano agli occhi dei suoi sottoposti.

La nave di Capestro, scampata alla tempesta, incrocia in mare aperto un relitto a bordo del quale si trovano Regina e due ufficiali della Regia Marina, Gualtiero e Porfirio. Salvati dall'equipaggio, i tre scardineranno con la propria presenza il labile equilibrio claustrofobico su cui si fondano i rapporti sulla nave durante la lunga traversata transoceanica.

Gli spazi angusti sotto coperta favoriranno il "tacito svolgersi di avventure ambigue o equivoci flirts, sfioramenti e sfregamenti di vesti che suggeriscono o preludono a più nascosti, protratti o notturni sfioramenti". In un vortice di "occasions manquées" i personaggi diventeranno ingranaggi di un sofisticato  gioco erotico-combinatorio: Regina con Capestro, per iniziare, ma anche Porfirio con Raniera e perché no il giovane Gualtiero con Irina, la servetta della signora Raniera. Ma, come dicevamo, i personaggi e le loro passioni diventano nelle mani di Assenza Palese come dadi da gioco che la scrittrice lancia sul tappeto verde dell'esistenza. "Il Dio definitivo non esiste", dice Capestro a un certo punto. E mentre una nuova minacciosa tempesta si profila all'orizzonte, vedremo allora, sorprendentemente, il comandante perdere la testa per l'adolescente Irina, l'attendente Gualtiero conquistare l'irraggiungibile Regina e il coraggioso Porfirio scoprire un ardore insospettabile per la spietata Raniera.

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