La caduta dell'angelo ribelle

Vertigo

Vertigo

Nella solitudine dello spazio, nulla ha un centro, perfino il respiro insegue se stesso. Una sensazione d'immobilità e insieme di caduta rovinosa. Ogni cosa è attratta dal vuoto di cui è fatta. Anche le parole bruciano nel silenzio. L'attesa diviene colmabile. Il tempo afferrabile.

Adoro innalzarmi. E perduto ogni controllo capire d'essere padrone di me. Il mio compito è chiaro: devo tenermi il più lontano possibile dall'esistenza. Del resto, le ali, mi serviranno pure a qualcosa! Tutt'al più, mi è concesso d'interrogarmi. Potrò ingannare gli altri, non me stesso. Se vorrò, potrò ostentare i miei limiti, mai le libertà.

Incalzato da obblighi e consapevolezze, fuggo verso l'eventualità dell'arbitrio. Fuggo attraverso il dono delle dimensioni, con la certezza d'essere pronto a precipitare da un momento all'altro. Nascosto dal mio volo e deciso a subirlo come una  condanna.

Dopo mesi, anni, scopro d'essere tornato al punto di partenza. Tutto ciò che ho visto ha sospeso le mie paure. Tutto ciò che ho inseguito mi ha restituito il destino. Capovolgendo l'ordine dei giorni, scopro il presente.

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