Agenzia delle Entrate

Case, nel Sud valgono tre volte meno

La classifica penalizza Calabria e Sicilia. La crisi blocca il mercato del mattone

Case, nel Sud valgono tre volte meno

Chi pensava di avere una splendida casa da abitare in Calabria, che possa anche essere un investimento vincente, sbaglia di grosso. Perché il valore del suo immobile è di più di tre volte minore di quello di una casa di pari metraggio a Trento, ma anche ad Aosta o La Spezia. E' il dato più pesante per i proprietari calabresi che esce fuori dalle classifiche dell'Agenzia delle Entrate sugli immobili del Bel Paese, nel quale le case in Calabria sono le più "povere" rispetto a quelle delle altre regioni, Basilicata esclusa.

Mercato in crisi

Il valore medio di mercato di un'abitazione principale in Calabria, secondo l'Osservatorio del mercato immobiliare che è un organismo governativo, è di 115.512 euro. Il più basso dell'intera Penisola, isole incluse. E sulla base di questo dato si fanno le stime dei tecnici (ingegneri, architetti e geometri), ma anche degli agenti immobiliari. Come dire che con quanto si ricava dalla vendita della propria casa a Catanzaro o Cosenza di 100 metri quadri, a Trento si può acquistare soltanto un bel garage, con servizi e saracinesca d'ingresso basculante. In quella regione infatti il valore medio dell'immobile principale è di oltre 327mila euro, il 183% in più. La differenza enorme con gli immobili calabresi è evidente anche in Liguria, dove il valore medio è di 300mila euro, e per scendere al Sud anche in Campania è di oltre 230mila e in Sicilia di 147mila. Mentre la media nazionale sfiora i 200mila euro.

Nessun paragone con le metropoli, dove ovviamente i prezzi degli immobili sono alle stelle, ma il confronto si fa tra le grandi città calabresi e Trento e La Spezia, intorno ai 100mila abitanti, o addirittura con Savona che ha gli stessi residenti di Crotone e Aosta abitata come Vibo.

Seconde case

Valori ancora più bassi in Calabria se si confrontano le seconde e terze case. Qui le differenze diventano abissali, perchè un appartamentino sul mare di Scalea o Siderno viene valutato mediamente sotto i 70mila euro dall'Agenzia delle Entrate, mentre a Dobbiaco sulle Dolomiti costa 230mila. A fronte di un valore medio nazionale che più del doppio (146.960 euro) rispetto a quello calabrese. Tutto questo a valori del 2012, pubblicati dall'Agenzia statale soltanto pochi mesi fa. Quindi suscettibile di diminuzione considerevole dei valori, visto l'asfittico andamento del mercato immobiliare sempre più in crisi.

Compravendite giù

Che il mattone come bene rifugio abbia perso il suo fascino è evidente, ma il calo dallo scoppio della crisi globale tra 2007 e 2008 è abissale. Basta guardare i dati delle compravendite registrati dallo Stato che, attraverso la sua Agenzia, ha messo a confronto i dati del catasto con quelli dell'Irpef. Qui il tonfo è più che evidente.

Nel 2007 in Calabria c'erano state 20.037 compravendite immobiliari, nel 2015 sono state 10.134, praticamente la metà. La crisi ha colpito un po' meno i capoluoghi, dove il calo delle case acquistate e alienate è stato del 43,2%, passando da 4.265 immobili venduti nel 2007 a 2.420. Con il flop più evidente a Crotone, dove nella provincia s'è registrato un pauroso -54,3% ed in città un -60%. A tenere meglio è finora il mercato di Reggio città contenendo le perdite a -38,5%.

Crisi globale

In picchiata anche il mercato nazionale del mattone, che ha registrato un calo del 45% nel periodo 2007-2015, e nel Sud con il 42,7% in meno di immobili acquistati. In Sicilia nello stesso periodo post crisi il calo delle compravendite è stato del 46,9% (da 56.652 case vendute a poco più di 30mila) nelle province e poco più contenuto nei capoluoghi con -42,5%. A Messina la diminuzione più importante del 51,7% in provincia e del 50,5% in città (da circa 8mila immobili venduti a 3800); Palermo la parte meno colpita dal calo con -40 % in tutta la provincia e -32% in città.

Non è un segreto che agli italiani piaccia molto comprare casa. Secondo l'Istat nel 2012 il 62% degli italiani erano proprietari, cioè 25,7 milioni di contribuenti su un totale di 41,4 milioni. E nonostante la crisi nel biennio 2010-12 più di un milione di italiani hanno deciso di costruirsi un nido.

Ed anche tra i proprietari di immobile c'è una questione gender. La curiosità è che c'è un milione in meno di padrone di casa donne rispetto agli uomini (11,9 milioni rispetto a 12,9). Ma con una particolarità: le case delle donne hanno mediamente un valore maggiore rispetto a quelle dell'altro sesso, anche se le proprietarie dichiarano redditi inferiori. L'Italia non smette di sorprendere.

Ecatombe d’imprese

Ma il quadro è disarmante. Almeno quello disegnato da Ance Calabria, l'associazione di Confindustria che riunisce i costruttori. La crisi ha fatto chiudere 2.520 imprese edili in soli sei anni, dal 2008 al 2014, che sono diventate 11.800 quando invece erano 14.320. Oltre la metà di quelle 11.800 aziende sono individuali, cioè il muratore che cazzuola e secchio tira su la casetta con estrema lentezza ed ha vicino solo un aiutante che impasta cemento.

La misura del calo del mattone in Calabria la dà anche il numero dei permessi di costruire, passati da 9.033 del 2007 a 1.753 del 2014. Mentre i mutui casa, nonostante la diminuzione dei tassi d'interesse, sono calati in quegli stessi anni dell'89,2%. Anche se nel primo semestre dell'anno scorso c'è un piccolo segnale di ripresa con un aumento del 16,7% che fa ben sperare.

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