Romanzo di Caterina Soffici

La tragedia dimenticata dell’Arandora Star

La tragedia dimenticata dell’Arandora Star

Caterina Soffici
"Nessuno può fermarmi"
Feltrinelli, pp. 256 euro 16

 

Le storie sono tutte lì, per strada, nascoste nei libri, nella memoria delle persone che incontriamo ogni giorno, a portata di mano. Il narratore è colui che le fiuta e le segue, stanandole per rivelarle al lettore. La giornalista Caterina Soffici – toscana all’anagrafe ma da anni londinese d’adozione - per le strade della capitale inglese ha scoperto la storia – sino ad oggi sepolta nell’oblio – dell’Arandora Star, un piroscafo di lusso che venne trasformato in una prigione galleggiante per ben 1500 internati, perlopiù italiani. L’intenzione, brutale, era quella di salpare da Liverpool per trasportare questi prigionieri in lager canadesi.

Era il 2 luglio 1940 quando un sottomarino tedesco la silurò, affondandola a 300 miglia dalla costa irlandese, in mare aperto. Una storia tragica e sconosciuta che la Soffici rievoca con forza nel suo primo romanzo, “Nessuno può fermarmi” (Feltrinelli). Una retata di italiani, casa per casa, ordita da Churchill (prendeteli per la collottola come si fa per i ladri di strada, “collar the lot!”) come conseguenza diretta della dichiarazione di guerra del Duce, avvenuta il 10 giugno 1940 contro Francia e Inghilterra. Una rappresaglia diretta che comportò l’arresto di tutti gli uomini italiani - ma non solo – fra i 17 e i 75 anni.

In totale sparirono nel nulla più di quattromila uomini, cui vennero negati i diritti civili e politici. Senza fare alcuna distinzione vennero messi i ceppi ai fascisti e agli antifascisti, ai ricchi come ai poveri, giovani e vecchi, non importava. La Soffici ricostruisce violenze e saccheggi contro un’intera comunità, sfaldata e brutalizzata come mera ritorsione.

L’Arandora Star salpò verso il Canada, ridipinta di grigio, con 1500 uomini a bordo. Senza scorta militare né insegne, nemmeno una croce rossa. Fu affondata e morirono 800 uomini, 48 erano originari di un piccolo paesino sull’appennino parmigiano, Bardi. Sì, Albione fu davvero perfida e la Soffici muovendosi sull’asse passato-presente, rievoca i fatti e le responsabilità, mescolando finzione e verità, inchiodando le colpe e sottolineando il colpevole silenzio con cui si tenne celata questa storia per decenni. Ma a quel crimine – adesso sì, impossibile da dimenticare – fa eco la brutale sorte cui vanno incontro i migranti con i loro barconi, in balia dei flutti, incolpevoli e sotto gli sguardi indifferenti dei più.

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