Dialogo con l'autrice

Cristina Di Canio e il sogno del #librosospeso

Cristina Di Canio e il sogno del #librosospeso

Da piccola voleva fare la cassiera al supermercato. Era convinta che tutti i soldi finissero nelle sue tasche. Poi ha scoperto la dura verità e ha iniziato a sognare di fare la libraia. Un desiderio coronato a 26 anni, rinunciando persino al mitico posto fisso tanto decantato da Checco Zalone. “Ero assistente alla direzione di una società austriaca per l’energia e il mio mestiere mi portava parecchio in giro. Ma un giorno ho rimesso tutto in discussione”. Ed è ripartita inaugurando nel novembre del 2010 a Milano, “Il mio libro”, la sua piccola libreria, nota ai più come “la scatola lilla”.

Cristina Di Canio, classe 1984 e milanese doc, è una libraia trasversale (“indipendente dagli indipendenti, del resto ogni giorno alle 12 mia mamma porta in libreria la schiscetta e chi vuole favorisce”). Un vero e proprio fenomeno sui social network grazie ai suoi video #buonalaprima con cui annuncia i numerosi eventi in libreria (“rubo due minuti su Facebook e se sbaglio qualcosa va bene lo stesso”) e ideatrice dell’iniziativa #librosospeso, nata sempre nel segno delle storie.

“Un giorno un cliente affezionato ha acquistato David Golder della Némirovsky. Desiderava che regalassi la copia a un cliente a mia scelta”. A quel lettore generoso ne sono seguiti molti altri e così, richiamando l’idea del mitico caffè sospeso napoletano - gesto di solidarietà e grandezza d’animo – il 25 marzo 2014, Cristina ha creato l’hashtag #librosospeso, che è già stato citato da 3 milioni di utenti su Twitter: "Nessuno ha più tempo e di colpo ho capito la potenza dei social”. #Librosospeso si è diffuso a macchia d’olio, adottato in numerose librerie italiane, attirando le attenzioni dei media, da Parigi a Cape Town.

Il segreto del successo? “Sono lettori sconosciuti che si incontrano, donando le storie che amano”. Ma sono nati anche degli amori? Cristina si rifugia nel segreto professionale e glissa, “sicuramente sono nate tante simpatie, non vorrei svelare segreti inconfessabili”.

Dopo aver organizzato centinaia di incontri ed eventi, la Di Canio ha compiuto il grande salto, esordendo con La libreria delle storie sospese (Rizzoli, pp.238 euro 17). E il caso c’ha messo la zampino anche stavolta: “Una sera a cena stavo raccontando la mia storia, Milano che cambia e le folli richieste dei clienti”. Fra gli altri commensali c’erano Michele Rossi e Stefano Izzo, gli editor della narrativa italiana Rizzoli che le hanno fatto firmare il contratto pochi giorni dopo. La libreria delle storie sospese è un delicato incrocio di storie, colmo di citazioni di libri amati, un crocevia di personaggi, Milano vista anche attraverso le canzoni.

“All’inizio era un libro in prima persona, una sorta di diario ma fra i tanti personaggi, ispirati ai miei clienti c’era Adele, una vedova 80enne che considera la libreria il suo ospedale per l’anima. Con Stefano e Michele ci siamo resi conto che il suo punto di vista era perfetto per raccontare il microcosmo della libreria. Lei è ancora disposta a sognare”.

Oggi i librai sono sempre più attivi e protagonisti sui social e la Di Canio ha le idee chiare: “Non ho mai fatto la morale ai miei clienti per i loro gusti. Gli sono grata e con i libri venduti pago l’affitto. Il libraio con la puzza sotto il naso non mi piace affatto”. Forse proprio per via di questo atteggiamento che rifugge l’ipocrisia, ha già raccolto qualche critica per non aver pubblicato con un editore di nicchia. Lei fa spallucce, “qualcuno che critica salta sempre fuori. Tutto questo mi sembra un sogno, spero di non dovermi svegliare”. E intanto il suo tour in giro per le librerie d’Italia è iniziato, “nella scatola lilla è arrivata una nuova libraia e l’avventura può continuare”.

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