EP dei Foo Fighters

Parigi nel cuore

Il titolo del mini-album è “Saint Cecilia” e mai titolo fu più profetico perché oltre a indicare l’hotel texano in cui i brani sono stati incisi, Cecilia è la santa patrona dei musicisti.

Parigi nel cuore

Bisogna uscire dall’incubo, e ci riferiamo ai tragici fatti di Parigi e alla lunga scia di sangue che ne è derivata, magari chiedendoci quali siano le vere cause che stanno provocando il progressivo impazzimento del genere umano. Ci pensano i Foo Fighters, la band capitanata da Dave Grohl (ex batterista dei Nirvana), a superare le manichee contrapposizioni che tendono ad escludere pervicacemente l’inquietante contiguità  che sovente accomuna “buoni” e “cattivi”. E lo fanno con un EP (un disco con cinque brani) che è scaricabile gratuitamente sul sito web del gruppo americano.
Il titolo del mini-album è “Saint Cecilia” e mai titolo fu più profetico perché oltre a indicare l’hotel texano in cui  i brani sono stati incisi, Cecilia è la santa patrona dei musicisti e, dopo la strage al Bataclan, di molta protezione anche dall’alto  hanno bisogno quanti hanno deciso di imbracciare una chitarra, aborrendo insieme all’uditorio mondiale della musica, e non solo, il suono sinistro dei kalashnikov.
Grohl spiega, in una lettera pubblicata sul web, che i brani del disco sono stati registrati prima degli attacchi terroristici di Parigi e che quindi, inevitabilmente, ora assumono un significato diverso. Eppure la celebrazione del rock in “Saint Cecilia” riesce  a catturare l’insopprimibile desiderio di redenzione dell’uomo contemporaneo che dei mali del mondo, in qualche modo, si sente complice, quantomeno per un atteggiamento di colpevole indifferenza nei confronti della politica e di chi, maldestramente e in maniera fraudolenta, ne abusa.
“Saint Cecilia” è sonora solidarietà alle vittime di Parigi e agli “Eagles of Death Metal”, il gruppo che suonava al Bataclan e che mai avrebbe immaginato per un concerto un epilogo così cruento.
Nell’EP dei Foo Fighters c’è il nostalgico richiamo alla solidità ritmica degli Hüsker Dü che si appalesa in “Sean”, mentre “Iron Rooster” rievoca le melodie country del Neil Young di “Old Man”.  La title track celebra il desiderio legittimo di tornare a casa in pace con se stessi e magari anche con l’intero consorzio umano. “Savior Breath”, invece, rimodula gli adrenalinici riff dei Motorhead e li consegna al distorto cammino del terzo millennio.

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