Un nuovo disco dopo 13 anni

Il ritorno di James Taylor

Il ritorno di James Taylor

Un disco dopo tredici anni.  James Taylor ci riprova con l’entusiasmo del neofita che si concede abluzioni sotto una cascata di note. “Before this world” è il titolo dell’album che suona come una cesura temporale tra quello che fu e quello che è adesso.  Prima c’era la rivoluzionaria illusione del cambiamento, un afflato di democrazia interclassista. Ora c’è il profitto basato sulla menzogna, il capitalismo selvaggio che avvelena il clima e l’ambiente.
Ma James Taylor non è un sopravvissuto e soprattutto è immune a ogni sortilegio millenaristico. Basta il magico tocco sulla chitarra acustica, il “fingerpicking” che tratta le corde con una mistica empatia, per ritrovare l’insuperabile artefice di melodie come “Fire and rain”, “Mexico” o “You can close your eyes” (l’elenco potrebbe continuare all’infinito) o il creativo esecutore di “You’got a friend” di Carole King. In “Before this world” James Taylor si conferma straordinario apologeta di fitte armonie vocali e testimonia il suo amore per il baseball in “Angels of fenway”. Non manca il critico riferimento alla politica estera americana in “Far Afghanistan” e il tenace radicamento alla quotidianità in “Today, today, today”. Bentornato James Taylor!

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