martedì 7 settembre 2010  
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> Catanzaro (18/03/2010) Torna Indietro

 
Si cercano legami tra gli omicidi che hanno insanguinato la zona
Oggi sarà eseguita l'autopsia. Da chiarire l'esatta dinamica dell'agguato

Francesco Ranieri
S. Andrea Jonio
Si cercano i legami più profondi, quei giusti "fili" che, se ben tirati, potrebbero disfare il pesante velo che, al momento, sembra coprire la micidiale serie di omicidi che ha insanguinato il basso Jonio catanzarese. Dopo la barbara uccisione di Francesco Muccari, il piccolo imprenditore 35enne di Isca sullo Jonio freddato martedì mattina a cento metri dalla sua casa nel centro storico, si è così manifestata una sequenza terribile di delitti, sulla quale la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sta concentrando le proprie energie, unitamente a quelle dei carabinieri impegnati in prima linea sul territorio (Comando provinciale, Compagnia di Soverato e Stazione di Isca). Si ricostruisce la storia di Muccari – in passato, alla fine degli anni Novanta, coinvolto in alcune indagini dell'Arma – mentre si lavora sulle possibili cause e mandanti che hanno portato alla sua uccisione in un agguato di stampo mafioso. Tra l'altro, Muccari era diventato padre di un bimbo da una settimana appena.
L'uomo è stato bloccato dai suoi sicari mentre, intorno alle 7.30, si trovava alla guida della sua Fiat Panda. In una strettoia del corso, dove non c'erano vie di fuga, i killer hanno scatenato contro Muccari la loro cieca violenza a colpi di arma da fuoco. Nessuno pare abbia visto né sentito nulla, un aspetto che, certo, non agevola il lavoro investigativo. Dall'esame autoptico che verrà eseguito oggi dal medico legale prof. Giulio Di Mizio, si attendono, intanto, risposte definitive sulle armi utilizzate e sulle traiettorie dei proiettili esplosi dai criminali. Una delle ipotesi è che a sparare siano stati una pistola e un fucile. Se venisse confermata, si potrebbe trattare delle stesse armi (almeno nella tipologia) utilizzate per uccidere, la scorsa settimana (11 marzo) nelle campagne di Guardavalle superiore, un ex bracciante agricolo, il 67enne Domenico Chiefari. Si tratta, in questa fase delle investigazioni, di incastrare ogni dettaglio nella giusta posizione, dando così un quadro il più possibile chiaro di quanto avvenuto sul territorio. Prima di questi due delitti (il 16 gennaio scorso) a cadere sotto i colpi di arma da fuoco, a Davoli marina, era stato Pietro Chiefari, commerciante 53enne originario di Torre di Ruggiero. E prima ancora, il 26 gennaio, c'era stato, ad Elce della Vecchia, frazione montana di Guardavalle, un tentato omicidio ai danni di Giuseppe Santo Procopio, 25enne boscaiolo di Isca, rimasto gravemente ferito. Procopio, tra l'altro, risulta essere un nipote acquisito di Francesco Muccari.
Nell'anno appena trascorso, invece, vi fu la terribile sequenza degli omicidi di Vincenzo Varano (52 anni) e Luciano Bonelli (34 anni). I due (zio e nipote) vennero uccisi, il primo, la sera del 3 luglio, il secondo la notte del 24 dello stesso mese. Alcune delle persone coinvolte in questo triste scenario hanno avuto a che fare a vario titolo con inchieste della magistratura o investigazioni dell'Arma: i due Chiefari e Bonelli in Mithos, l'inchiesta della Dda catanzarese contro la cosca Gallace-Novella di Guardavalle; Varano era un ex sorvegliato speciale che da poco aveva lasciato quel regime di pubblica sicurezza, mentre su Procopio (sul cui agguato indaga la Dda) erano in corso degli accertamenti.
Insomma, aspetti giudiziari che stanno tutti sul tavolo degli investigatori. E accanto a questi potrebbe anche starci un fascicolo sull'uccisione di colui che era indicato dagli inquirenti come il capo della cosca Gallace-Novella: l'imprenditore sessantenne Carmelo Novella, ucciso nel luglio 2008 a San Vittore Olona (Mi) in un agguato di stampo mafioso. Proprio la sua morte potrebbe aver dato il "la" ad un rimescolamento delle carte criminali sul territorio del basso Jonio, dove la cosca guardavallese aveva ormai da anni attecchito. Di fronte a quella che, oggi, si va ormai configurando come una faida a tutti gli effetti, gli investigatori stanno cercando di capire le dinamiche alla base dello scontro di potere criminale. Due sarebbero le ipotesi al vaglio degli inquirenti, legate alle possibili posizioni dei contendenti: potrebbe trattarsi di dinamiche interne alla cosca, con violenti scontri tra chi vorrebbe porsi a capo del gruppo; oppure potrebbe trattarsi di un attacco esterno, volto ad accaparrarsi le "posizioni migliori" su quello che è ormai un terreno impregnato di sangue.
 
 
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