giovedì 2 settembre 2010  
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> Messina (23/06/2010) Torna Indietro

 
A rischio paralisi le facoltà dell'Ateneo
Circa 500 su 650 hanno già aderito alla protesta contro il decreto Gelmini

Marianna Barone
Cinquantadue ricercatori della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Annunziata scendono in campo contro il Decreto di legge Gelmini. Che valutano «negativamente in materia di organizzazione e qualità del sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio».
Ieri mattina, al termine di un'assemblea del corpo docente, degli studenti e del personale tecnico amministrativo svoltasi nell'aula magna della facoltà, i ricercatori hanno stilato un documento – che sarà inviato al rettore, Francesco Tomasello, al preside della facoltà di Lettere, Vincenzo Fera, e ai coordinatori dei corsi di laurea triennale e magistrale – nel quale dichiarano «la propria indisponibilità ad assumere incarichi di insegnamento per i corsi di studio della facoltà per l'anno accademico 2010/2011, che non rientrino in quelli previsti dagli attuali obblighi di legge per la figura del ricercatore».
«I sottoscritti ricercatori – si legge nel documento – ritengono necessaria ed ormai non più rinviabile una riforma organica e funzionale del sistema universitario italiano. In particolare, il DDL risulta profondamente lesivo e discriminatorio nei confronti dei ricercatori universitari e disattende ogni possibile soluzione al problema del loro stato giuridico ed anzi persegue una strategia di disconoscimento delle funzioni svolte e delle competenze didattiche acquisite riservando ai ricercatori stessi un ruolo marginale e ad esaurimento».
«La nostra protesta – afferma Mariavita Cambria, ricercatore di Lingua inglese e traduzione – porterà ad una paralisi del funzionamento della facoltà. Auspichiamo una mobilitazione da parte degli organi nazionali competenti, sia contro il DDL che contro la Finanziaria».
I ricercatori, infatti, sostengono che «l'attacco alla sfera pubblica e all'Università, già avviato dalla legge 133/08, viene completato sul piano economico dai provvedimenti previsti dalla Legge Finanziaria 2010, che prevede ulteriori riduzioni del finanziamento alle Università e il blocco degli scatti retributivi».
«Tutto questo caos creato dal disegno di legge – rimarca Pier Andrea Amato, ricercatore di Filosofia teoretica – avrà ripercussioni sugli studenti: il taglio ai fondi ordinari per le Università italiane ci fa dedurre che, nei prossimi anni, le tasse universitarie raddoppieranno».
Nel corso dell'assemblea, la prof. Paola Ricci, direttore del dipartimento di Storia e scienze umane, ha dato lettura di un documento già elaborato da alcuni docenti in campo nazionale con il quale si ribadisce «pieno appoggio all'azione dei ricercatori a tempo indeterminato, che chiedono il riconoscimento del ruolo fondamentale da essi svolto nell'Università» e si dichiara «l'indisponibilità a ricoprire i corsi lasciati scoperti dai ricercatori».
«Circa 500 ricercatori su 650 hanno dichiarato che sono indisponibili alla didattica non obbligatoria per legge – rimarca Dino Costa, coordinatore della "Rete 29 Aprile" insieme con Mariella Foti e Mauro Federico – siamo pronti a tornare indietro se cambierà il quadro nazionale a livello normativo e finanziario. La nostra è una battaglia a tutela dell'Università pubblica». L'assemblea è al lavoro per individuare altre forme di protesta. Intanto, si è già deciso di aderire agli scioperi del 25 giugno e dell'1 luglio.
Intanto nei giorni scorsi il Consiglio della facoltà di Economia e Commercio aveva rinviato l'assegnazione dei carichi didattici, aderendo alla protesta dei ricercatori universitari, che, peraltro ha ricevuto l'appoggio incondizionato di tutte le componenti del Consiglio di Facoltà. La totalità delle componenti – professori ordinari, associati e ricercatori nonché rappresentanti degli studenti – viste le posizioni assunte dalla quasi totalità degli Atenei italiani, recepite da quasi tutte le rappresentanze sindacali – considerata la solidarietà espressa, in varie occasioni, dal rettore dell'Università di Messina, ha invitato lo stesso rettore ad investire il Senato accademico e il Consiglio di amministrazione per una riflessione aggiornata sull'argomento.
 
 
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