giovedì 9 settembre 2010  
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> Messina (09/02/2010) Torna Indietro

 
Truffe assicurative Quattro assoluzioni e una condanna
In appello

Riformata ieri in corte d'appello (presidente Brigandì, componenti Galluccio e Zappalà), con quattro assoluzioni e una riduzione di pena, la sentenza di primo grado dei giudizi abbreviati dell'inchiesta "Strike", sulle truffe assicurative, che riguardava Francesco Nuccio, Nicola Visalli, Gabriele Crupi, Giovanni Mondello e Emanuele Perelli. Il sostituto Pg Melchiorre Briguglio aveva tra l'altro sottolineato nel corso del suo intervenuto il rischio concreto di inutilizzabilità delle intercettazioni in questo processo, rimettendosi alla valutazione della Corte. Sulla inutilizzabilità delle intercettazioni avevano molto argomentato anche i componenti del collegio di difesa, gli avvocati Giovanni Calamoneri, Salvatore Silvestro, Antonello Scordo, Francesco Traclò e Pietro Venuti.
I giudici d'appello hanno deciso in sostanza l'assoluzione per Perelli, Nuccio, Visalli e Crupi, mentre hanno riformato in 10 mesi la pena a carico di Mondello. In primo grado, davanti al gup Massimiliano Micali, il 15 luglio del 2005 con il rito abbreviato si registrarono cinque condanne: un anno e 6 mesi per Perelli, Nuccio e Crupi; un anno e 4 mesi per Visalli; un anno e 10 mesi per Mondello.
La "Strike" è una maxi-inchiesta (un troncone si è già chiuso in primo grado davanti alla prima sezione penale del Tribunale), che inizialmente coinvolse ben 350 persone e si occupò di monitore il fiorente mercato del falsi incidenti stradali in città e dei rimborsi da parte delle compagnie assicurative, che in questo caso sono parti lese. Un'indagine cui hanno lavorato i carabinieri setacciando centinaia di fascicoli tra sinistri stradali "fantasma" e perizie medico-assicurative "di comodo", secondo l'accusa. Il magistrato che ha coordinato l'intera inchiesta, Vincenzo Cefalo, contestava inizialmente a vario titolo a un gruppo di persone l'associazione a delinquere finalizzata alle truffe assicurative e una serie di "reati satellite" (in prevalenza il falso) che sarebbero stati commessi da altri indagati, mentre ad un altro gruppo di indagati il magistrato contestava una lunga serie di truffe.(n.a.)
 
 
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