In tribunale diversa la versione delle parti
Uscivano con l'auto, col buio, dall'accampamento dei rom in via Stretto Antico, nella zona sud del capoluogo, e quando i carabinieri li hanno fermati, si sono mostrati subito molto nervosi. La droga trovata poco dopo, durante il controllo dei militari, probabilmente spiega la reazione dei due giovani che, secondo quanto ora viene loro contestato, avrebbero aggredito i tutori dell'ordine. Per questo sono finiti in manette Salvatore Romani, 31 anni, già noto alle forze dell'ordine, e Gianluca Rocca, 29, arrestati per detenzione illegale di eroina, porto ingiustificato di arma bianca, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Romani e Rocca sono comparsi nella tarda mattinata di ieri in tribunale, dove il giudice Antonio Battaglia (cancelliere Alfonso Laborioso) ha convalidato il loro arresto nell'ambito del giudizio per direttissima. In aula sono state ricostruite le circostanze dell'arresto, dal momento del controllo effettuato dai militari che stavano monitorando il campo nomadi, fino alla perquisizione, che ha consentito di rinvenire circa 0,6 grammi di eroina sintetica nella disponibilità degli arrestati, ed anche un pezzo di tubo all'interno del bagagliaio dell'auto su cui viaggiavano, che appartiene a Rocca.
Sulla colluttazione, però, la versione degli arrestati è stata diversa da quella dei militari, dal momento che Romani ha raccontato che non sarebbero stati loro a cominciare, mostrando a sostegno della sua tesi un livido all'occhio sinistro.
Il pubblico ministero di turno, Alberto Cianfarini (sostituito in udienza da una collega onoraria), aveva chiesto per i due trentenni la custodia cautelare in carcere, ma il giudice Antonio Battaglia ha ritenuto sufficiente l'applicazione della misura cautelare degli arresti hdomiciliari. Misura contro la quale, comunque, l'avvocato Piero Mancuso, al termine del processo, ha annunciato che ricorrerà al tribunale del riesame. Il rito direttissimo è stato infine rinviato al 16 marzo.